terza pagina del «Corriere della Sera» dell’8 novembre 1989

Frugando tra i ritagli – in realtà, il più delle volte, pagine intere – dei giornali di vent’anni fa, per riandare un po’ a quei tempi in vista dello storico ventennale della caduta del Muro di Berlino, dopodomani (al riguardo, l’ultima newsletter di Radio3 Fahrenheit annuncia: «Lunedì dalle 15,00 alle 18,00 in diretta dalla Sala B di Via Asiago, puntata speciale di Radio3 Mondo in collaborazione con Fahrenheit. ‘Muri – il mondo vent’anni dopo’ partirà dalla rievocazione di quel 9 novembre 1989 per poi approfondire con moltissimi ospiti internazionali gli effetti e le speranze generate ‘al di là’ e ‘al di qua’ del muro, la cronaca vista attraverso i principali commenti della stampa estera, fino ai muri di oggi, gli ‘altri’ muri, visibili e invisibili. Il programma, condotto da Marino Sinibaldi e dalle quattro voci storiche di Radio3 Mondo Stefano Cingolani, Emanuele Giordana, Anna Maria Giordano e Luigi Spinola, si avvale di moltissimi ospiti: il Presidente della Rai Paolo Garimberti (all’epoca corrispondente da Mosca), gli scrittori Mircea Butcovan, Anilda Ibrahimi, Eraldo Affinati, i giornalisti Lucio Caracciolo, Michael Brown, Frederika Randall, Giovanni De Mauro, lo storico Lucio Villari e molti altri ancora»), mi ritrovo tra le mani un ricco e variegato assortimento di testimonianze dell’epoca e in qualche modo rivivo – a tratti con un pizzico di nostalgia, ma più spesso rammarico e delusione per le pieghe men che esemplari, in molti casi, successivamente prese dagli eventi – quel periodo in cui, studente a Bologna, per la prima volta mi appassionavo seriamente alla lettura di quotidiani e riviste, così come alle vicende del mondo, in quei giorni e da quei giorni in vorticosa accelerazione e mutazione (sì da poter condividere senza riserve il finale di un pezzo di Alberoni sul «Corriere della Sera» del 20 novembre 1989: «Le trasformazioni che i movimenti in atto stanno imprimendo alla società europea produrranno un cambiamento delle stesse dimensioni e della stessa profondità di una guerra. Come dopo la guerra 1915-1918 o dopo la seconda guerra mondiale, nulla sarà più come prima»). E sarà lo specchio deformante dell’età, sarà altro, trovo che questi giornali erano allora forse più belli e coinvolgenti, pur nel loro rigoroso bianco e nero e una certa generale austerità, o magari proprio per questo. Che piacere, poi, riscoprire alcuni dei primi supplementi – come «Mercurio» della «Repubblica» – o che c’erano ancora quotidiani – come il «Corriere», per esempio – con la terza pagina dedicata alla cultura. E che supplementi e che terze pagine! Mi verrebbe quasi da dire «Che bei tempi che erano!», ma chiaramente sbaglierei, perché c’era anche molto che non andava. Comunque, più di un assaggio di quello che si diceva e scriveva allora – e che io mi ritagliavo – voglio qua e là riproporlo. E probabilmente comincerò (dopodomani, credo, ché domani si corre), proprio da un pezzo di terza pagina: quella della foto in alto, dal «Corriere» dell’8 novembre 1989.