Cade a pennello, oggi, la Word of the day dal Ragazzini 2010:
to strive (pass. strove, p. p. striven),
v. i.
1 sforzarsi; fare sforzi; ingegnarsi: They strove hard to win, fecero ogni sforzo per vincere
2 battersi; lottare; combattere: to s. against oppression, battersi contro l’oppressione
• to s. after (o for) st., cercare di ottenere qc.; sforzarsi di ottenere qc. □ to s. over st., disputare, litigare per qc. □ (arc.) to s. with sb., battersi (con le armi) con q.
Come cade sempre a pennello Bauman, di cui completo la citazione introdotta ieri:
[...] Uno dei fattori che rendono difficile impegnarsi di più è la natura stessa dell’ordo amoris: quest’ultimo in cambio della felicità che ci offre chiede un prezzo. Tale prezzo si paga spesso sotto forma di compromesso, ma a volte di sacrifico di sé unilaterale, non reciproco; secondo la concisa espressione di Fromm, «amore è soprattutto ‘dare’ e non ricevere». Entrambi i tipi di prezzo possono comportare la prospettiva di ridurre l’ampiezza e l’intensità della felicità: idea che non tutti saranno sempre facilmente disposti ad accettare. Se l’amore è, per sua stessa natura, una tendenza a unirsi agli oggetti di amore (una persona, un gruppo di persone, una causa) nella loro lotta per la realizzazione, e a sostenerli in tale lotta, a promuovere tale lotta e benedire i contendenti, allora «amare» significa essere disposti ad abbandonare la cura di sé in favore dell’oggetto d’amore, a fare della propria felicità un riflesso, un effetto collaterale della felicità di questo soggetto – e per lo stesso motivo (facendo eco, duemila anni dopo, a Lucano) un darsi «in ostaggio al fato». Amando cerchiamo di trasformare il fato in destino; ma seguendo le esigenze dell’amore – la logica dell’ordo amoris – rendiamo il nostro destino ostaggio di quel fato. Le due tendenze, apparentemente in conflitto, sono in realtà gemelli siamesi, e non si possono separare.
È per questo motivo che oggi l’amore tende a essere sia desiderato che temuto. Ed è per lo stesso motivo che l’idea di impegno (verso un’altra persona, un gruppo di persone, una causa), soprattutto se incondizionato e indefinito, ha perso popolarità; a detrimento di coloro che vi rinunciano, perché l’amore, e l’abbandono di sé e l’impegno verso l’Altro, che sono la sostanza stessa dell’amore, creano il solo spazio in cui sia possibile affrontare seriamente la complessa dialettica di destino e fato. [...]
Zygmunt Bauman, L’arte della vita, traduzione di Marco Cupellaro, Laterza, Roma-Bari 2009, p. 52.




