Ottobre 2009


È stata una faticaccia ieri, mentale e anche fisica (saltati letteralmente pranzo e cena; mangiato giusto un kebab quasi a mezzanotte), non c’è che dire. Allo stesso tempo, che energia e che gioia, fare lo scrutatore volontario nell’unico seggio del comune (e di quello vicino), un neofita quarantenne tra due veterane ventenni, quasi senza tregua da poco meno delle sette a poco dopo le ventidue, con la vista di tanti volti che rincuorano e alimentano anzi fiducia (più che compensando anche la mancanza di chi invece non ha ritenuto degno partecipare, soprattutto trenta-quarantenni, ahinoi), dall’inizio alla fine in uno stato di lucida semi-trance. Risultato: 555 schede debitamente vidimate e, con debita e precisa ricevuta, consegnate ad altrettanti votanti, debitamente e alacremente registrati, senza intoppi. (Risultati nazionale: Bersani 256; Franceschini 177; Marino 95; bianche 26; nulle 1. Risultati regionale, con candidato segretario unico – Ucchielli – e giochi locali: Bersani 169; Franceschini 224; Marino 72; Partecipazione democratica 73; bianche 12; nulle 5.) Ora, però, per qualche giorno/settimana niente politica, ma solo lavoro o al più svago. Poi, se ne riparlerà.

luci e ombre 2

[E per restare in tema di “giuste cose sbagliate”, eccone subito una che mi accingo a fare a breve: rindossare l’abito del piccolo “kamikaze” elettronico e, rispolverando la vecchia e cara email, l’unica “arma” a me congeniale, provare a convincere qualche amica e amico del posto perché domenica vadano a votare alle primarie del PD, scegliendo se possibile Marino. Va da sé che, riproducendo sotto la bozza di messaggio che ho appena stilato, integrandola con i Tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino redatti dai volontari di scelgomarino, invito a fare altrettanto a voi, (e)lettrici e (e)lettori di passaggio su questo blog.]

Cara amica, caro amico,

forse ti stupirai di questo mio messaggio. Ma da inizio luglio, cioè da quando ha preso il via la campagna per le primarie del Partito Democratico, e soprattutto è stata ufficializzata la candidatura a segretario del chirurgo e senatore Ignazio Marino, di cui condivido appieno l’approccio alla vita pubblica e le linee programmatiche (la laicità come metodo; i sì e i no chiari e netti; il discorso dell’apertura, del coraggio, del merito, della protezione, della libertà; nell’ambito del partito, la contendibilità, le primarie sempre, per permettere all’elettore di scegliere, e poi le “doparie”, per la verifica; e in generale l’accento posto sul ruolo prioritario delle persone e il bisogno di sentirle e di coinvolgerle, per far “vivere il PD e cambiare l’Italia”, ridando altresì valore a un’idea di futuro, senza essere più schiacciati su un eterno e soffocante presente), ho sentito forte il bisogno di coinvolgermi anch’io, pur nel mio piccolo, nella realtà politica locale.

Dopo essere stato per anni parecchio in disparte, e aver anzi guardato con disincanto se non disgusto al succedersi degli eventi, in questa occasione ho deciso che è arrivato il momento di cominciare a partecipare un po’ più da vicino alla vita pubblica del nostro comune, della nostra città, del nostro Paese. Ritengo infatti che la situazione così com’è, a livello nazionale ma anche locale, sia poco o per niente soddisfacente, e che sia dunque necessario impegnarsi, ognuno secondo le sue possibilità, per cercare di produrre un cambio di direzione, per ridare speranza e fiducia a tanta parte della popolazione e, soprattutto, creare le condizioni perché le generazioni successive alla nostra abbiano davanti a sé un mondo ancora vivibile, da ogni punto di vista, e non debbano esprimere su di noi un giudizio pesantemente negativo.

In questo spirito mi sono così iscritto al circolo PD di Folignano e in particolare ho deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino nelle primarie interne, che hanno visto superare felicemente la soglia di sbarramento nazionale del 5% (a livello di circolo la mozione Marino ha invece sfiorato il 10%, mentre in tutta la provincia di Ascoli Piceno ha ottenuto l’11,35% e ad Ascoli città ha sorprendentemente raggiunto il 22%).

Ora, domenica 25 ottobre, c’è il banco di prova finale – ma anche quello più importante e veritiero – delle primarie aperte pure ai non iscritti. Spero che in tale occasione vorrai anche tu, se sei già elettrice/elettore o simpatizzante del Partito Democratico, esprimere il tuo libero voto. Nell’occasione, sarei in particolare lieto di averti tra i sostenitori di Ignazio Marino, per poi magari portare avanti e approfondire un percorso comune. Sotto sono elencati tre ottimi motivi per cui ti invito a farlo.

Sperando di farti cosa gradita, ti ricordo inoltre che puoi trovare qui i dati del tuo seggio e che può votare chiunque abbia almeno 16 anni e sia: cittadino italiano, cittadino europeo con residenza in Italia, o cittadino di un altro paese con permesso di soggiorno in Italia. Per votare basta un documento d’identità e la tessera elettorale. Per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento. Per tutti è indispensabile versare un contributo minimo di 2 euro, per aiutare a sostenere l’iniziativa.

Le schede sono due: una di colore azzurro per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, un’altra di colore rosa per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Regionale. Sceglierai il tuo Segretario tracciando un unico segno su una delle liste dei candidati a esso collegati.

Il 25 ottobre 2009 scegli tu il segretario del PD. Fai vedere che ci tieni: partecipa e fai partecipare.

E per chiudere con lo slogan di Ignazio Marino: “Vivi il PD, cambia l’Italia”.

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Ecco tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino alle primarie del Partito Democratico. Leggili e capirai perchè sempre più persone seguono con interesse la sua candidatura.

1.      Voto Marino perchè è uno che finalmente ha il coraggio di dire chiaro e forte tre semplici verità:

- la meritocrazia è di sinistra

- il rigore morale è di sinistra

- una società che crea uguali opportunità è di sinistra.

2.      Voto Marino a segretario nazionale del PD

- Perché L’UNICA CORRENTE del PD è quella dei CIRCOLI DI BASE.

- Perché la LAICITÀ è un METODO.

- Perché NO al NUCLEARE.

- Perché il MERITO mi permette di avere un medico scelto sulla base del SUO CURRICULUM e NON per SIMPATIA di un politico.

- Perché la pubblica amministrazione sia VALUTATA da un ente esterno e certifichi il suo operato alla collettività.

- Perché ci sia BANDA LARGA per tutti.

- Perché ci siano DIRITTI per TUTTI e non per qualcuno.

- Perché PRIMARIE SEMPRE.

- Perché al primo posto LE PERSONE e poi il resto.

- Perché ci sono mille ragioni per VOTARE MARINO.

3.      Voto Ignazio Marino perché non propone un “suo” PD, ma un PD fatto da me e da te.

Se a questo punto sei già convinto e vuoi aiutare la campagna di Ignazio Marino, clicca qui per iscriverti al sito dei volontari. Puoi anche vedere dove sono i volontari vicini a te, e contattarli, sulla mappa.

Se invece vuoi ancora saperne di più, puoi guardare i video dove parla di salute, no al nucleare, partecipazione e altro; oppure puoi leggere le 5 parole per cambiare l’Italia o il suo programma.

In ogni caso, ricorda che le primarie del 25 ottobre sono fondamentali per l’Italia: comunque la pensi, il futuro dell’opposizione a Berlusconi e della sinistra italiana si decide quel giorno. Non mancare!

Tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino è un’iniziativa dei volontari di scelgomarino:
www.scelgomarino.info

«A volte è giusto fare la cosa sbagliata, e questa è una di quelle volte»: è la frase clou del film Fa’ la cosa sbagliata (2008, titolo originale Wackness, scritto e diretto da Jonathan Levine, nelle sale italiane da fine agosto, distribuito da Fandango), quello con cui ieri sera, sicuramente non facendo la cosa sbagliata, ho inaugurato la nuova stagione al cineclub (di nuovo con il proponimento – per una volta spero non vano – di essere molto più assiduo che negli ultimi anni, in barba a Ballarò, le partite di Champions e altre vacue distrazioni). Se di cosa sbagliata si può parlare, è stato forse saltare una riunione del comitato provinciale per Marino, per andare invece a correre col freddo al campo scuola (che goduria, in verità, dopo i brividi iniziali), per un’ora, prima di due pizzette al volo da La Pizzaccia, una birretta e poi di corsa al cinema. Ma ieri sera era giusto fare così, era giusto per l’appunto fare una cosa apparentemente sbagliata. Come in tante altre situazioni, ’fanculo. E sempre in linea con la frase citata, se in generale è sbagliato essere soli, stare da soli e fare da soli, in realtà ci sono anche volte in cui è giusto e anzi salutare essere soli, stare da soli e fare da soli: dopo, dopo una sbornia di solitudine, c’è più gusto a tornare in compagnia.

Tempo forse che torni ad ascoltare e comprare qualche disco nuovo: gli ultimi, se non sbaglio, risalenti alla primavera 2008, sono stati Accelerate dei Rem e Il mondo che vorrei di Vasco Rossi. Avendo bisogno di un po’ di sana carica, la scelta al momento cade su The Resistance dei Muse (peccato il tutto esaurito dei biglietti, se no mi sarebbe piaciuto anche vederli dal vivo, nello specifico il 21 novembre a Casalecchio di Reno). Intanto, mi sparo il brano “Uprising” (qui il testo).

Post ufficiale 999. Volevo rimandarlo di qualche giorno, in modo da prendere tempo per la fatidica quota 1000, da tagliare se possibile su una nota positiva; ma una domenica solinga e svogliata, a chiusura di una settimana non delle migliori, e diverse coincidenze nelle letture, mi riportano subito qui, a digitare, annotare, linkare. Tema, guarda caso, una delle mie fisse: gli anni ottanta. Variamente deprecabili e, di fatto, più che deprecati (anche qui, già in tempi non sospetti). Comunque degni di riconsiderazione e analisi, specie negli ultimi tempi. Perché il triste presente è – a quanto pare, non solo per me – il risultato soprattutto di quegli anni lì.
Così, eccomi di nuovo a condividere in pieno un articolo di Goffredo Fofi, su «l’Unità» di oggi, dove recensisce in parallelo il saggio di Guido Crainz Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell’Italia attuale («un libro che tutti [...] dovrebbero leggere, invece delle tante sciocchezze che il mercato editoriale produce per intrattenerci e distrarci [...]. Serve a capire chi siamo, e come è andata. A capire anche le responsabilità di questo declino». Specie il capitolo su «i “lunghi anni ottanta”, [...] gli anni della vera Grande Mutazione [...], ben maggiore di quella già travolgente degli anni del boom»), e il nuovo romanzo di Nicola Lagioia Riportando tutto a casa («appassionata e dolente ricostruzione “privata”» sempre del decennio incriminato).
E come d’abitudine, segue citazione:

[...] Alla fine, il pugno di cenere – di chiasso e di solitudine, di drogato istupidimento degli uni o di furbesco conformismo degli altri – no riguarda più le generazioni, riguarda in tutti e due i libri il Paese. Ma questo è il presente, il risultato, mentre è opportuno fermarsi proprio agli anni ottanta, su cosa sono stati e cosa hanno significato per tutti. Di fatto: la pacificazione sociale dopo gli anni dei movimenti e la loro deriva, negli anni di piombo, il trionfo della finanza e della new economy, del craxismo e della risposta speculare di Mani Pulite (segnali entrambi della fine della politica), e verso la fine del decennio, con la caduta dell’impero sovietico, l’unificazione del pianeta sotto un pensiero unico, il capitale, e padroni unici gli avventurieri del denaro e i loro complici politici. Di fatto: la sconfitta secca dei movimenti e delle utopie, la “fine della storia”, la post-modernità, il dominio dei media favorito dalla diffusione della ricchezza e dalla fine di classi sociali fondamentali nei conflitti precedenti, la cetomedizzazione del proletariato e della borghesi, l’incanaglimento di tutti… Con gli anni ottanta la “terza guerra mondiale” che ha sconvolto dal ’68 il pianeta, i movimenti e le rivoluzioni l’hanno perduta: una perdita secca e senza speranza. Ed ecco il ripiegamento nella “cultura del narcisismo”, il “pensiero debole”, il new age, e la chiacchiera che sostituisce il pensiero, l’esibizione che sostituisce la rivolta. Fino ai nostri anni e, più che alle passioni tristi, alle tristissime assenze di ogni passione non volgare. Resta ben poco, da cui ripartire, su cui ricostruire qualcosa di non fragile, che possa crescere…
Forse il miglior narratore italiano del nostro perverso presente è Walter Siti, ma c’è da essere grati a Lagioia per aiutarci a comprendere com’è cresciuta la sua generazione, quella che tra l’altro sta producendo i nuovi padroncini dell’economia della politica della cultura dopo la crisi (apparente?) della generazione degli arricchiti sul virtuale, e a Crainz per aver mostrato le radici del presente, per costringerci a pensare a tutti i nostri errori di tutti i nostri ieri.

Goffredo Fofi, I lunghi anni ottanta. Guido Grainz e Nicola Lagioia raccontano il decennio della vera Grande Mutazione. Il primo con una ricostruzione “pubblica”, il secondo con una “privata”, «l’Unità», 18 ottobre 2009, p. 12.

Mi sbaglierò, probabilmente è l’effetto di questo brusco e marcato calo delle temperature, da un giorno all’altro siamo passati dalla maglietta a mezze maniche a felpa e giubbotto, con l’umore che inevitabilmente ne risente e il raffreddamento che diventa anche un fatto interiore, ma mi pare sempre di più che quello che oggi in tanti viviamo non sia un momento felice o aperto a una vera speranza (e mentre penso e scrivo questo dalla radio esce una pubblicità sull’ultimo numero dell’«Espresso», con – toh! – una Lettera all’Italia infelice di Roberto Saviano), per una molteplicità di fattori, con un’atmosfera generale assai diversa da quella di dieci anni fa, per rifarmi all’ultimo post, quando pure c’erano sempre un mucchio di problemi, per dirne una c’era il conflitto in Kosovo, ma sembrava che le cose (si) potessero ancora migliorare, c’era tutto sommato fiducia e ottimismo e anche entusiasmo, forse era l’effetto trainante della novità di internet e della nuova apertura del mondo e al mondo che si sperimentava e viveva, mentre oggi no, scemata l’ondata di euforia e la smania di esplorare nuove strade e nuovi orizzonti, lasciandosi dietro per quanto possibile il passato, di nuovo c’è solo un forte ripiegamento proprio su questo passato, per fattori contingenti e no, effetto della crisi economica ma anche di altro, di un’insoddisfazione e un malcontento di fondo che è difficile rimuovere, si riesce a tratti solo a esorcizzarli, e anche quando emerge un barlume di luce, di speranza, di ottimismo, di entusiasmo, di felicità, arriva presto una doccia gelata se non a spegnere il tutto a ridimensionarlo, sembra decisamente che non ci si riesca a liberare dei ceppi del passato, che appesantiscono e impediscono il cammino, mentre di tante cose buone del passato ci siamo colpevolmente dimenticati e le coltiviamo poco e niente o male, proprio come succederà quest’anno a tanti terreni nelle campagne, che non saranno seminati a cereali, con quello che pagano non torna, meglio lasciarli – e restarsene – a spasso, ché almeno riposano loro e anche chi deve occuparsene, e così va grosso modo anche con la vita e le persone e un po’ tutto quanto, in un clima di sospensione, di fine inesorabile di qualcosa, ma ancora lontani da un nuovo inizio, da una nuova e valida semina.

Dieci anni fa, di questo giorno, cominciava a tutti gli effetti la mia avventura nel mondo della traduzione letteraria. Nel pomeriggio si tenne infatti a Misano Adriatico la prova di ammissione per l’edizione di quell’anno del corso Tradurre la letteratura. Superandola, sarebbe iniziato per me il percorso (lungo e intricato, spesso snervante, ma allo stesso tempo esaltante e soprattutto arricchente) che finalmente mi avrebbe aperto le porte anche della traduzione di qualche libro. Io che fino ad allora traducevo quasi soltanto articoli, reportage, mozziconi di racconti e saggi brevi; e che per la mia formazione (non letteraria, e nemmeno prettamente linguistica, essendomi “reinventato” traduttore dopo studi scientifici) e per il mio isolamento agreste nella provincia picena, lontano dunque dai centri e dalle esperienze e dalle conoscenze che contavano e che contano in questo campo, temevo che mai nessuno mi si sarebbe filato dentro una casa editrice, grande o piccola che fosse. Invece, faticando e annaspando e sbagliando sicuramente più di altri (più preparati/avvantaggiati/ammanicati/determinati/capaci/ecc.), ma malgrado tutti i miei limiti (caratteriali, in primo luogo) forse anche andando a segno con relativa facilità, forte di capacità che tanto spesso purtroppo dimentico o non coltivo a dovere o disprezzo, ce l’avrei fatta. Seguendo perlopiù un percorso molto personale e sui generis, come da mia abitudine, l’avrei spuntata. In tutto questo, però, al di là delle forze e degli ingegni da me messi in campo, un ruolo non secondario, con la loro cortesia, la loro vicinanza, il loro incitamento, la loro stima, avrebbero svolto anche tutte le persone speciali conosciute durante e subito dopo il corso, alcune delle quali restano oggi tra le mie migliori amicizie di sempre. Con tante, purtroppo, con gli anni i rapporti si sono assai diradati, come sempre accade in questi casi; e, ahimè, c’è anche chi non c’è più. Non dimentico, però, che sono state loro le prime vere “foglie di vite”: le compagne e i compagni del corso di Misano del 1999-2000, con cui a lungo ci siamo tenuti in contatto con una maling list che aveva proprio questo nome. In onore di tutte queste persone care, ripropongo allora i primi due capoversi, con traduzione a fronte, del brano che dieci anni fa fece da test di ingresso per Tradurre la letteratura.
(continua…)

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