L’altro ieri, potremmo dire, niente di ché, ordinaria amministrazione. In mattinata poche balle di fieno da imballare, riportare a casa e sistemare nel baraccone. Poi, pranzo rapido e leggero, poco prima dell’una, mezz’oretta disteso a letto, quindi di corsa in tenuta da corsa, due cose da caricare in macchina e via sulla Salaria verso la patria degli spaghetti all’amatriciana, per correre alle 16 gli 8,5 km (per buona parte in salita) dell’Amatrice-Configno, a quindici anni dall’ultima volta. Il tempo di parcheggiare, ritirare il pettorale, bere e scaldarmi un po’, ed è già la partenza, cauta, al risparmio, anche se per un ampio tratto in discesa, poi arrivano le rampe, fa caldo, si suda un casino, si va su regolare, senza forzare, che non è il caso, in settimana la preparazione quasi non c’è stata, solo quando spiana leggermente, all’ultimo chilometro e mezzo, si prova ad aumentare un po’ il ritmo e tentare qualche sorpasso, ma sempre con moderazione, ché il cardiofrequenzimetro da mo che indica il 90% della frequenza massima teorica, come media alla fine segnerà 170 bpm, mentre il tempo ufficiale sarà di 41’40’’, facendomi classificare 273esimo su 412 arrivati. Corsa poi all’acqua e alle fette di cocomero, e nell’occasione anche peschenoci, dopodiché, anziché attendere il bus navetta, una pesca in una mano e una bottiglietta nell’altra, come da programma si rifà il percorso all’inverso, con una corsa leggerissima, tranne l’ultimo tratto, al passo, raggiunti due della mia stessa società, tra cui il presidente. In macchina, cambio di canotta e giù un’altra borraccia di Enervit, poi si scende, si sale, si scende, tra faggi, carpini, ornelli, castagni ecc. fino a Poggio d’Api, a fare scorta d’acqua super diuretica, quindi lunga discesa per Colle, Spelonca, Faete, Trisungo, Favalanciata, Quintodecimo, Acquasanta, Ponte D’Arli, Mozzano, Ascoli, Marino, e le morbide curve in salita e le piane di casa, alle otto passate, cena tranquilla, due pagine romane e presto a nanna, ché gli occhi non reggono più e… in testa frulla già una mezza idea…
Ieri sì, invece, che è stato un gran giorno. Sveglio alle sei, ma in piedi solo alle sette e mezza, colazione tranquilla, una mezz’oretta di traccheggio poi in quattro e quattro otto la decisione è presa: niente mare e niente giri in macchina, due mezzi panini con la salsiccia, uno con marmellata, due bottigliette d’acqua, macchinetta fotografica, crema solare, semplici scarpe da running, calzoncini da montagna, maglietta di microfibra, cappellino, mantellina per ogni evenienza, zainetto da raid, e alle nove meno un quarto si parte per una “camminata”. “Dove?”, s’informa mamma. “Su”, indicando, un po’ per scherzo e un po’ no, la montagna che si vede da casa, “a San Giacomo”. “Tutte a te devono venire in mente”, fa lei, preoccupata, intuendo che davvero ho intenzione di arrivare fin lassù, pazzo scatenato che non sono altro, certe volte (ma sempre troppo poco, penso spesso tra di me). Morale: torno a casa alle quattro e un quarto, con il contapassi che segna 45.000 e nella macchinetta 135 foto, avendo toccato Villa Lempa, Collebigliano, Cerqueto, Idra, San Giacomo per l’appunto, poi il sentiero dei partigiani, San Marco, Colle, Santa Maria a Corte, San Benedetto, Folignano, Castello, e PdM paese. Cazz… che goduria, e stanchezza pressoché inesistente.
E per festeggiare degnamente la piccola impresa e prendere le misure per la prossima (di corsa, magari), in serata in macchina a Civitella, gelato, qualche brano dei Renassaince for Five e… due biglietti per De André canta De André, sabato prossimo (in ottocento, in piedi, in piazzetta Pepe).























