[...] È difficile sfuggire alle considerazioni – forse pregiudizievoli e fuorvianti, ma comunque inevitabili – che l’Italia è il Paese che ha inventato il fascismo, che la dittatura fu creata, prima che subita, dagli italiani e che il fascismo prese il potere non per contrastare una minaccia rivoluzionaria ma contro gli stalli di una democrazia incerta e fragile.
Se da un lato in nessun senso si può dire che Berlusconi sia un fascista, dall’altro non vi è dubbio che tanto il fascismo che il berlusconismo hanno in comune una miscela di populismo e di dirigismo reazionario; letti nel lungo periodo della storia italiana, essi sono cioè, per qualche verso, fenomeni analoghi. Il nodo, cioè, non sembra tanto consistere nella linea politica di Berlusconi [...] ma in quel vincolo profondo che lo lega ad ampi strati della società italiana con i quali egli riesce a dialogare in modo esemplare e che da tempo lo riconoscono come leader. In questo Berlusconi ha un indubbio vantaggio su chiunque altro: egli conosce e sa “intercettare” questi settori della società che sono invece largamente ignoti alla politica e ai giornali.
Da questa Italia profonda e oscura dipenderà una parte delle scelte della maggioranza; l’intero quadro istituzionale è destinato a subire le tensioni e le torsioni di una maggioranza che, nel suo complesso e per motivi storici e genetici, ha un’idea diversa di convivenza rispetto a quella iscritta nella nostra Costituzione. [...]

Francesco M. Biscione, La democrazia italiana e i suoi avversari, «Lettera internazionale» (da poco uscita con il numero 100, festeggiando così i 25 anni), n. 96, III trimestre 2008, da ieri anche su «Eurozine».