Scrivevo un anno e mezzo fa, di là: «È il mio, me ne rendo sempre più conto, un procedere per rapide suggestioni e fascinazioni, molto più che per scelte razionali, meditate, studiate a tavolino. È sempre stato così, e sempre lo sarà, probabilmente». Resto ancora di questa idea, e in buona sostanza non mi rammarico che sia così, che cioè il mio agire avvenga più sulla scia di «rapide suggestioni e fascinazioni», molto a caldo, che non sulla scorta di decisioni ponderate a lungo, prese a bocce ferme. Insomma, per piacermi e conquistarmi, qualcosa o un’iniziativa o una persona devono riscaldarmi in tempi brevi, brevissimi, sì che poi, in tempi altrettanti brevi, brevissimi, si inneschi in me una reazione positiva, di gradimento, e uno sprone più o meno immediato ad agire. Certo, subito dopo interviene la fase del ragionamento, della ponderatezza e anche dei ripetuti tentennamenti; ma, in linea di massima, se qualcosa/qualcuno mi colpisce in positivo al primo colpo, in pratica mi ha già conquistato e messo “in moto”, rompendo la mia tradizionale e pesante inerzia, e in tempi brevi difficilmente cambierò idea, pur senza mai piegarmi a un consenso incondizionato. Se invece su qualcosa/qualcuno comincio a “nicchiare” e a storcere il naso sin dal primo momento, sulla base del primissimo impatto che ha su di me, molto difficilmente mi vedrà mai partecipe o schierato al suo fianco, nel breve come nel più lungo periodo; e anche le rare volte che questa regola viene sovvertita, o quantomeno sospesa, spesso l’esito finale è in realtà una delusione, più o meno cocente, a rimarcare così la validità generale della regola.
Tutto questo per dire che cosa? Be’, che se nelle ultime settimane ho cominciato a seguire con vivo interesse le vicende di “piombini” e “lingottini”; se senza starci a pensare troppo mi sono fatto, da Ascoli, un viaggio di andata e ritorno a Torino in treno in giornata, per assistere all’assemblea del Lingotto; se l’altro giorno sono andato al circolo territoriale del Partito democratico a chiedere la tessera di persona, dopo aver fatto da una settimana la richiesta d’iscrizione online ma senza ricevere risposta; e se oggi ho subito risposto all’appello di Ignazio Marino e iniziato a diffonderlo; se ora sto qui a postare ciò, malgrado un collegamento precario (causa Adsl saltata per un temporale): è segno che questa “terza via” e questa candidatura del “terzo uomo” alla segreteria del Pd mi hanno preso e smosso al primo colpo, dopo anni di grande – e colpevole – inerzia politica.
Dunque, io credo in loro e sto con loro, in questa calda fase precongressuale e, se ce ne saranno le condizioni, anche in avvenire. Sto con questo «gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida», per il bene soprattutto del paese, per far sentire «quanto è forte la nostra voglia di cambiare».
Perciò, rilancio anche il loro invito, a chi ne condivide il manifesto, a iscriversi entro l’11 luglio al Pd, per permettere che tra una settimana questo “ruscello”, ormai “fiume”, possa seguire, «se saremo in tanti [...] un nuovo corso. Di speranza e fiducia».
Insomma, anch’io ci sono. E voi, che aspettate?
Sabato, 4 Luglio 2009
Archivio Giornaliero
Sab 4 Luglio 2009
«Un nuovo corso. Di speranza e fiducia»
Posted by ennemme under divagazioni | Tag: Ignazio Marino, Pd, polis |Leave a Comment





