Giugno 2009


[A chiudere un mese di giugno “movimentato” e allo stesso tempo parecchio “a cavolo”, un vecchio brano dei Van Halen, che mi riporta anche alla mia prima visita a Torino (a marzo o aprile dell’86, a bordo di un pullman da Bologna organizzato dal professore di fisichetta 1, destinazione l’istituto Galileo Ferraris e altri centri di ricerca, più passaggio finale alla reggia di Venaria Reale) e alla musica che all’epoca ascoltavo sul walkman.]

Giornata faticosa, con tanti impegni in vista e tante pratiche ancora da sbrigare, ma dal primissimo mattino non vedo l’ora che arrivi la mezzanotte, per salire su quel treno che alle sette di domani dovrebbe scaricarmi a Torino, destinazione Lingotto, alle 9.30, per l’assemblea dei “piombini democratici”, e cercare di farmi dal vivo un’idea migliore di tutto quello che si sta muovendo – sottotraccia e non – in area Pd (seguire alcuni degli ultimi link delle spigolature per capire di che si tratta). E con la speranza di tornarne carico di speranze, più qualche certezza. E spero – ma qui ho in pratica già la certezza – di non essere il solo.

Tuona di fuori, tra un po’ arriva forse un temporale, torna a piovere dopo una tregua di appena un giorno e una mattinata con uno di quei soli aspri e dispettosi che a tutto fanno pensare meno che il tempo sia ristabilito. Tuona pure da altre parti, in questi giorni, e il rischio di rovesci e anche violente grandinate è più forte che mai, checché se ne scriva o dica o pensi. No, il barometro proprio non indica bel tempo. Ma magari è un bene: troppo sole dà – e sicuramente a più di qualcuno ha dato – alla testa. Meglio allora il temporale, rigenerante, e poi tornare a godere e meditare la leopardiana quiete dopo la tempesta.

[In condizioni normali sono però altre le sonorità e le atmosfere che oggi, al di là di brevi ritorni di fiamma ruvidi e rabbiosi, mi affascinano e “accendono” di più. Questo brano di Massimo Zamboni, con Nada, è per esempio una felicissima seppur tardiva scoperta.]

Tutto sembra congiurare, quest’estate, perché uno torni a privilegiare la campagna sulla città, la montagna sul mare e, soprattutto, modi decisi e a tratti alquanto ruvidi su atteggiamenti più molli. Anche la pioggia e il freddo anomalo di questi giorni invitano ad armarsi di scarponi e calzoni con le tasche e apprestarsi a trekking vigorosi, pronti a ogni evenienza. E i suoni tornano a ruggire su note grezze, accese, sparate, cattive, in un bisogno rabbioso di spazzare via un’aria greve e opprimente di fiacchezza e lerciume. (E questo un po’ anche mi preoccupa, perché non sempre la rabbia si lascia imbrigliare.)

[...] Un tuono rotola nel cavo di nuvole scure. Sul fondo sconnesso guido la macchina in cerca di guai più normali, ma lei regge bene.
Piove il resto del giorno.
A casa [...] Riprendo i Four Quartetts di Eliot. Sto attento alle parole. Le capisco. Tutto torna al suo posto.
E quando viene Gigi lo scozzese, gli faccio leggere qua e là: “Non l’avrei mai pensato”, dice, “che in inglese uno può dire queste cose”. E lo rivaluta a ritroso, l’inglese che gli ha dato solo guai. This is the use of memory: for liberation.
E anche Gigi prova che non c’è di meglio certe volte che sdraiarsi a leggere, anche se a fatica sulle prime, fuori dal tempo ostile, che ti passa di lato brontolando, nasce un rapporto silenzioso tra due menti, a dispetto del tempo e dello spazio e dell’ingombro corporale, così come s’immagina la vita dopo morti, una vita migliore, più leggera, in mondi meno opachi, e poi magari scivoli nel sonno e dormi meglio.
Dormi, prepàrati alla vita.
[...]
Anche alla veglia per zia Ofelia, come per ogni veglia, si è parlato di molti nel confronto dei ricordi: delle fame locali già sepolte, di chi fu ciò che era e non aveva altre pretese, dei trapassi più ironici o più laboriosi, morti di orribile lentezza o d’improvvisa meraviglia, passate in proverbio [...].
E della vita breve si è parlato soprattutto. La vita, non c’è il tanto: si vive solo un attimo, chi ricorda e chi viene ricordato, lampo tra due bui.
Questa è la vita.
Già.
È che i silenzi più pesanti si sostengono parlando, se no non si sopportano. [...]

Giulio Angioni, La casa della palma, Avagliano, Cava de’ Tirreni 2002, pp. 55-58.

Che tentazione quella di chiudere qua, di interrompere le trasmissioni, almeno per l’estate, un po’ sulla scia di tante altre persone che conosco, che hanno già chiuso o stanno per farlo. So che nel mio caso difficilmente se ne farà qualcosa (di serio, intendo, di saldo e duraturo), che non resisterò/resisterei a lungo senza una presenza in rete. Ma è chiaro che all’arrivo dell’estate – in particolare in un anno come questo, in cui di nuovo è tutto un diffuso sentore di crisi, di stanchezze, di delusioni e frustrazioni più e meno marcate – si riaffaccia prepotente il desiderio di cambiare per qualche tempo aria, orizzonte, frequentazioni, abitudini ecc., alla ricerca di un necessario rigeneramento. Tenendo anche presente, con Richard Heinberg, che:

[...] Queste sono le regole del gioco quanto all’energia e alla vita: le riserve di energia sono limitate; niente è gratis. Nel lungo termine è nell’interesse di ogni specie imparare a usare l’energia in modo frugale. [...] I sussidi energetici (che derivano dallo sconvolgimento di ambienti esistenti o dalla colonizzazione di nuovi ambienti) e le conseguenti esplosioni demografiche determinano per alcune specie momenti sconsiderati di sperpero, ma di solito seguono crolli e morie. Alla fine ritorna l’equilibrio. [...]

refrigerio romano alla Barcaccia di Piazza di Spagna

Rapida visita a Roma, ieri, con la scusa della presentazione di Presseurop.eu (nuovo sito multilingue sull’Unione europea, per il quale ho già fatto e spero di continuare a fare qualche traduzione), ma soprattutto per riassaporare brevemente l’aria della grande città. La giornata, con la presenza di Gheddafi (assillante il rumore degli elicotteri della sicurezza) e la manifestazione dei pensionati Cisl, non era l’ideale per andare di qua e di là. Così, dopo l’incontro alla Casa del cinema, sono subito ridisceso da via Veneto, ho piegato per Trinità dei Monti, scattato qualche foto dalla e alla scalinata, sostato un attimo alla Barcaccia per riempire la bottiglietta d’acqua, quindi un salto alla vicina libreria AngloAmerican in Via della Vite e, con una corsa in metropolitana, alle due e qualcosa ero di nuovo davanti alla Biblioteca nazionale, pronto a riprendere la corriera per casa con il mio piccolo bottino di libri, senza dover giracchiare a vuoto fino al tardo pomeriggio. Non posso dire che il tutto sia stato un vero refrigerio (come nella foto sopra, alla Barcaccia); ma, al di là dei pensieri tristi che si possono risvegliare sulla via del ritorno, fare il turista per qualche ora e confondersi nella folla anonima non è mai male.

agriturismo Cignano di Sopra, San Casciano in Val di Pesa, maggio 1999

Ricorrono decennali importanti, in questo 2009. Soprattutto per quel che concerne la mia attività di traduttore, che nel 1999 vide gettare le premesse per cambiamenti sostanziali, in particolare con la fine del mio interesse per le traduzioni semitecniche (che, come spesso mi succede, si può tuttavia far coincidere con un piccolo exploit: la messa a punto, l’agosto di quell’anno, di un database Access di tutto rispetto per la contabilità dei lavori e progetti di traduzione, reso poi disponibile gratuitamente online, e aggiornato in modo definitivo nel 2004) e l’avvio di un percorso più deciso e convinto in ambito editoriale (a partire dalla traduzione del discorso per il Nobel di Saramago, in aprile, e a luglio l’iscrizione al corso Tradurre la letteratura di Misano Adriatico, poi a novembre inaugurato con uno stupendo incontro in treno e a seguire frutto di tante belle novità, conoscenze, amicizie). Sempre il 1999 mi vide partecipe o testimone di eventi per così dire clou dell’allora comunità di traduttori online; due su tutti: l’ultimo fine settimana di maggio, un raduno di iscritti alla mailig list Langit in un agriturismo toscano (Cigliano di Sopra, a San Casciano in Val di Pesa, immortalato nella foto sopra), presenti molte delle future “LanGuide”; e a luglio la nascita della lista dei traduttori letterari Biblit, che poi tanta strada avrebbe fatto. Oggi sono lontano da tutte e due le realtà, dopo aver variamente partecipato a entrambe, ma ne conservo bei ricordi.

[...] non ci sono molti protagonismi possibili in questa società occupata da poteri politici ed economici, si può procedere solo o con l’onanismo della sopravvivenza impersonale o con l’autoricarica; ma per ricaricarci abbiamo bisogno di richiami e conferme continue, come nella metafora telefonica (se mi chiami mi ricarico), e di resistenza collettiva…
Zygmunt Bauman nei suoi libri sulla liquidità (società, paura, vita, amore, modernità, sono tutti liquidi, non più solidi, dispersi, in un mondo precario), ci fa riflettere sul contrasto tra velocità e durata, tra numeri e qualità, tra dati e persone, tra prodotti e pensiero, tra fretta efficiente e lentezza efficace; i primi sfuggono, sono effimeri, gli altri durano, sono stabili, solidi…
Seguendolo, dovremmo prendere coscienza della nostra paura, rallentare, forse ammettendo ed accettando di deprimerci, ma solo per dare più spazio e profondità ad una riflessione per rigenerare il cambiamento, dal pensiero e dalla sofferenza. [...]

Carlo Piazza, Depressione, «Il primo amore», 9 giugno 2009.

Pagina Successiva »

  • Contatore

    • 14,406 visite dal 23/5/2008
  • Bottoni

    Firefox 2

    Contatore accessi gratuito

    Powered by FeedBurner

    Add to Technorati Favorites

  • Meta