[Ripartendo da un Kerouac sì e no insospettato (scopro solo ora, casualmente, una notizia di ieri che lo riguarda), in una mattinata insondabile che l’umore non vuol saperne, e poi, senza seguire un filo preciso, i primi – e magari gli ultimi – frammenti d’antan che capitano a tiro.]
«Il segreto è questo, vacci piano, tutto è okay, non prendere le cose troppo sul serio, la vita è già brutta così com’è senza che tu voglia arrivare al fondo con concetti immaginari proprio come hai sempre detto tu stesso…» – Jack Kerouac (da Big Sur, trad. di Bruno Oddera, Mondadori, Oscar narrativa, 5a ristampa, Milano 1990, p. 183)
«Annota l’idea. E annotandola capisce che quel suo annotare, quel fermare le idee che gli attraversano di corsa il cervello di tanto in tanto, sarà un primo modo di “vedere” alla fine delle sue giornate il risultato del suo affanno, del suo sentimento, della sua intelligenza, delle sue ansie, della sua fantasia.» – Andrea Canobbio (da Vasi cinesi, Einaudi, Torino 1989, p. 23)
«[...] siamo convinti che leggere i nuovi scrittori italiani significhi aiutarsi a capire meglio il nostro Paese, la nostra realtà e il nostro immaginario, ciò che noi siamo, di che cosa sono fatti i nostri incubi e i nostri sogni.» – Ferruccio Parazzoli e Antonio Franchini (da AA.VV., Italiana, Oscar Mondadori, Milano 1991, p. 7)
«Si è stranieri sul posto, proprio dove si è nati. Solo lì è possibile sapere che non esiste terra di ritorno.» Erri De Luca (da La città non rispose, in AA.VV., Italiana, p. 171)
«Ci si scambia se stessi, si discute, e quando si è esausti ben bene allora si va a letto – senza dir niente, però – insieme, in silenzio! Non è che la continuazione di una semplice simpatia, con mezzi differenti.» Botho Strauss (da Coppie, passanti, trad. di Giulio Schiavoni, Guanda, Milano 1984, p. 24)