[...] I romanzieri – la maggior parte dei romanzieri – hanno un sacco di idee brevi e secondarie, che non possono o non dovrebbero diventare dei libri. Possono produrre buoni o strepitosi racconti. Alcune sono di natura fantastica, implicano macchine del tempo, o il sovrannaturale. Forse uno scrittore, o un lettore, non riuscirebbe a divertirsi con duecentoquaranta pagine di questo tipo di fantasie, ma dieci pagine possono piacere. So di romanzieri che buttano via idee per dei racconti senza neanche annotarsele. [...]
Buttate giù queste magre idee. È sorprendente quanto spesso una frase, annotata in un taccuino, conduca immediatamente a una seconda frase.
Mentre prendete appunti può svilupparsi una trama. Chiudete il taccuino, e pensateci per qualche giorno – e poi, voilà!, siete pronti per scrivere un racconto. [...]
Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo. Teoria e pratica della suspence, traduzione di Fiorella Cagnoni e Silvie Coyaud, minimum fax, Roma 1998, p. 38.
Ven 22 Agosto 2008 at 18.25
che strana coincidenza, proprio in quella settimana di luglio stavo leggendo lo stesso libro.
Sab 23 Agosto 2008 at 8.40
Evidentemente, nello stesso momento eravamo sulle tracce della stessa autrice. Magari non per lo stesso motivo (o forse sì, chi può dirlo?), comunque eravamo in “orbita” Highsmith: sul piano letterario sicuramente una bella orbita, in buona parte da riscoprire e rivalutare; su quello umano, invece, un’orbita per niente facile, ma sempre ricca di fascino…
Sab 23 Agosto 2008 at 9.40
E non sono poche le orbite da (ri)scorpire e rivalutare…
da cacciatrice di coincidenze mi ha fatto piacere trovare questo post.