[...] I romanzieri – la maggior parte dei romanzieri – hanno un sacco di idee brevi e secondarie, che non possono o non dovrebbero diventare dei libri. Possono produrre buoni o strepitosi racconti. Alcune sono di natura fantastica, implicano macchine del tempo, o il sovrannaturale. Forse uno scrittore, o un lettore, non riuscirebbe a divertirsi con duecentoquaranta pagine di questo tipo di fantasie, ma dieci pagine possono piacere. So di romanzieri che buttano via idee per dei racconti senza neanche annotarsele. [...]
Buttate giù queste magre idee. È sorprendente quanto spesso una frase, annotata in un taccuino, conduca immediatamente a una seconda frase.
Mentre prendete appunti può svilupparsi una trama. Chiudete il taccuino, e pensateci per qualche giorno – e poi, voilà!, siete pronti per scrivere un racconto. [...]

Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo. Teoria e pratica della suspence, traduzione di Fiorella Cagnoni e Silvie Coyaud, minimum fax, Roma 1998, p. 38.