…di ne rien faire. L’estate, almeno qualche giorno, almeno qualche sabato o domenica, è o dovrebbe essere anche questo: non fare assolutamente niente. O, per meglio dire, non fare nulla che comporti lunghi spostamenti in auto e affaticamenti vari sotto il sole. Sonnecchiare tutto il giorno all’ombra, invece, o al limite leggiucchiare, provare a sfoltire alcune delle tante letture arretrate e ricreare intorno un po’ di ordine. Possiamo solo giovarcene, recuperando energie e anche visioni; quelle energie e quelle visioni tanto necessarie per proiettarci con maggior slancio nel futuro. Intanto, nell’indolente mattinata di una radiosa domenica di luglio (dopo un lungo sabato pomeriggio passato con gioia sopra un trattore, per un inizio calmo e curato di aratura, aria condizionata spenta e finestrini e portellone posteriore aperti), nell’attesa di trovare il giusto slancio per sistemare una prefazione e chiudere così un giro di bozze, per poi magari passare a un paio di vecchie riviste francesi, leggendo di filosofia e sesso o di romanziere inglesi, c’è il tempo per riscoprire tra le carte di giornale un bel pezzo di Massimo Gramellini, intitolato Futuro del verbo vivere.
Dom 20 Luglio 2008