Riinizia il campionato oggi (alle 16 allo stadio, con nipote), e per me, coincidenza, riinizia sul serio anche il lavoro vero, di traduttore, dopo un quieto assaggio a inizio settimana. Insomma, dopo la ritemprante pausa estiva, riprende la vita normale, si spera altrettanto ricca di momenti felici. Come da tradizione, prima di una ripresa del lavoro, ho allora passato l’ultimo giorno a fare piazza pulita delle carte più ingombranti accumulate nei mesi passati, ovvero la pila di quotidiani, allegati e settimanali – «Internazionale» a parte – conservati nella speranza di ridargli un’occhiata con calma e salvarne qualche ritaglio prima di portarli nel cassonetto della carta. E, sempre come da tradizione, l’esame attento è stato riservato solo al materiale più vecchio, per poi cominciare a sfogliare rapidamente le pagine e buttare via il tutto senza troppi rimorsi. Comunque, qualcosa d’interessante si è salvato e ora se ne sta in una cartellina; in particolare, diversi articoli sul numero dell’«Espresso» di inizio anno, dedicato alle sfide del 2007. Uno su tutti: il discorso di Steve Jobs nel ricevere la laurea ad honorem dalla Stanford University, nel giugno 2005 (vedi il video e il testo originale), dove il fondatore e capo di Apple racconta di sé e spiega come nella vita le sconfitte costituiscano le svolte migliori, costringendoci a pensare in modo diverso e creativo. L’articolo, tradotto da Antonio Dini e intitolato Siate curiosi, siate folli, è online. Qui due passi che mi sono piaciuti in modo speciale:

[...] non è possibile “unire i puntini” [di una vita] guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita. [...] Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario. [...]