Nel Giorno del ricordo, un brano di Nelida Milani, nata in Istria e lì rimasta anche dopo l’esodo istriano, oggi docente di letteratura italiana all’università di Pola e, tra le altre cose, coautrice con Anna Maria Mori (che invece partì per l’Italia) di Bora.

[...] A Pola sono spariti quasi tutti quelli della mia età, tutti i rimasti, quelli che avevano tanto sperato, discusso, fatto progetti, spaccato il capello in quattro. Ogni volta che ci andavo mi sembrava che in una nuvola di malumore persistente custodissero cose morte o morenti, sale e cenere, che il loro fosse un destino di sentinelle di tombe e macerie, se non addirittura di nessuno e di niente. [...] Altri nomi sulle tombe e nelle case abitate da gente sradicata essa pure e alla ricerca vana di una radice.
[...] Fuori piove. La pioggia chiama un’altra pioggia, il tetto spandeva e mamma riempiva la casa, il corridoio, la cucina, la camera di pignatte, secchi, catini, mastelli, recipienti di ogni tipo, quelli per lavarsi il viso e quelli per dar da mangiare ai maiali. Eravamo tutti a letto, noi bambini, e ascoltavamo la musica dei catini, la sinfonia delle pignatte: clin clin faceva il secchio piccolo, clang clang cantava l’acqua nel grande, pluc pluc scendeva la goccia nella caldiereta della polenta. Ci si addormentava in mezzo a quel concerto… [...]

Nelida Milani, Una valigia di cartone, Sellerio, Palermo 1991, pp. 63-64.