L’ultimo numero del «New Yorker» presenta una serie di contributi sulla vita durante la guerra: Robert Stone, Antarctica, 1958; Neil Sheehan, Vietnam, 1966; Roger Angell, New York, 1967; Aleksandar Hemon, Yugoslavia, 1991; Chimamanda Ngozi Adichie, Sierra Leone, 1997; Tony D’Souza, Ivory Coast, 2000; Wendell Steavenson, Iraq, 2004. Il pezzo di fiction è invece My Parents’ Bedroom di Uwem Akpan (gesuita nigeriano che aveva esordito lo scorso anno sul «New Yorker» con An Ex-Mas Feast).
Restando grosso modo in tema, sull’ultima «New York Review of Books» segnalo: Neal Ascherson, The Writer and the Tyrant, recensione a You Must Set Forth at Dawn, il nuovo volume autobiografico del premio Nobel Wole Soyinka, dove vengono raccontati i turbolenti decenni seguiti all’indipendenza della Nigeria, nel 1960; quindi, per motivi affettivo-professionali, Afghanistan: On the Brink di Ahmed Rashid (autore di cui, dall’11 settembre, ho tradotto alcuni dei pezzi pubblicati da «Internazionale», l’ultimo proprio la scorsa settimana).