un anno dopo

Con il tempo che forse si va ristabilendo e una campagna ancora oro e di certo più verde.

il volto dell’estate 1

Un anno fa era così, mietuto da un pezzo e subito fresato e seminato il granturco e già cominciato a irrigare; quest’anno, invece, la mietitura è ancora tutta in alto mare.

La mia mente sembra tornata a “vorticare”, via dai tempi lunghi – ma mai abbastanza, a quanto pare – dei libri per rituffarsi in quelli brevi e brevissimi degli articoli, perlopiù di attualità, politica e non. Al momento non me ne dispiaccio; anzi, per certi versi mi dà una sensazione finalmente di rigenerazione, di linfa che torna a scorrere, di movimento, di vita di nuovo in divenire.

Scrivevo un anno e mezzo fa, di là: «È il mio, me ne rendo sempre più conto, un procedere per rapide suggestioni e fascinazioni, molto più che per scelte razionali, meditate, studiate a tavolino. È sempre stato così, e sempre lo sarà, probabilmente». Resto ancora di questa idea, e in buona sostanza non mi rammarico che sia così, che cioè il mio agire avvenga più sulla scia di «rapide suggestioni e fascinazioni», molto a caldo, che non sulla scorta di decisioni ponderate a lungo, prese a bocce ferme. Insomma, per piacermi e conquistarmi, qualcosa o un’iniziativa o una persona devono riscaldarmi in tempi brevi, brevissimi, sì che poi, in tempi altrettanti brevi, brevissimi, si inneschi in me una reazione positiva, di gradimento, e uno sprone più o meno immediato ad agire. Certo, subito dopo interviene la fase del ragionamento, della ponderatezza e anche dei ripetuti tentennamenti; ma, in linea di massima, se qualcosa/qualcuno mi colpisce in positivo al primo colpo, in pratica mi ha già conquistato e messo “in moto”, rompendo la mia tradizionale e pesante inerzia, e in tempi brevi difficilmente cambierò idea, pur senza mai piegarmi a un consenso incondizionato. Se invece su qualcosa/qualcuno comincio a “nicchiare” e a storcere il naso sin dal primo momento, sulla base del primissimo impatto che ha su di me, molto difficilmente mi vedrà mai partecipe o schierato al suo fianco, nel breve come nel più lungo periodo; e anche le rare volte che questa regola viene sovvertita, o quantomeno sospesa, spesso l’esito finale è in realtà una delusione, più o meno cocente, a rimarcare così la validità generale della regola.
Tutto questo per dire che cosa? Be’, che se nelle ultime settimane ho cominciato a seguire con vivo interesse le vicende di “piombini” e “lingottini”; se senza starci a pensare troppo mi sono fatto, da Ascoli, un viaggio di andata e ritorno a Torino in treno in giornata, per assistere all’assemblea del Lingotto; se l’altro giorno sono andato al circolo territoriale del Partito democratico a chiedere la tessera di persona, dopo aver fatto da una settimana la richiesta d’iscrizione online ma senza ricevere risposta; e se oggi ho subito risposto all’appello di Ignazio Marino e iniziato a diffonderlo; se ora sto qui a postare ciò, malgrado un collegamento precario (causa Adsl saltata per un temporale): è segno che questa “terza via” e questa candidatura del “terzo uomo” alla segreteria del Pd mi hanno preso e smosso al primo colpo, dopo anni di grande – e colpevole – inerzia politica.
Dunque, io credo in loro e sto con loro, in questa calda fase precongressuale e, se ce ne saranno le condizioni, anche in avvenire. Sto con questo «gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida», per il bene soprattutto del paese, per far sentire «quanto è forte la nostra voglia di cambiare».
Perciò, rilancio anche il loro invito, a chi ne condivide il manifesto, a iscriversi entro l’11 luglio al Pd, per permettere che tra una settimana questo “ruscello”, ormai “fiume”, possa seguire, «se saremo in tanti [...] un nuovo corso. Di speranza e fiducia».
Insomma, anch’io ci sono. E voi, che aspettate?

relax, S.B.T., 3 luglio 2009

relax, S.B.T., 3 luglio 2009

relax, S.B.T., 3 luglio 2009

arcobaleno sui Giochi del Mediterraneo, Pescara, 26 giugno 2009

In estrema sintesi: c’è stata l’inaugurazione dei sedicesimi (“sedici” per un impappinato Schifani, che si è così preso parecchi “Ma vatt’ a ffa nu sonn’”) Giochi del Mediterraneo, a Pescara, sotto una pioggia dispettosa prima, poi un bell’arcobaleno e anche un bel po’ di fischi e buuuh a B., mentre si apprezzavano e applaudivano le coreografie e gli atleti e soprattutto le tenere pecorelle sul campo. C’è stata più di una corsa a prendere un treno, qualcuna fortunata, qualcun’altra meno, con tre visite a Pescara in una settimana e un andata e ritorno a Torino in giornata, per stare tra “piombini” (qui le mie reazioni). E ci sono stati annunci e mancati annunci, e altri ancora ce ne saranno, accanto a conferme e smentite, entusiasmi e mezze o totali delusioni. Come è naturale e giusto che sia (al contrario delle sciagure, che di naturale hanno sempre ben poco, e di giusto mai niente).

[Tornando a leggere e meditare, in attesa di meglio e più concreto e urgente da fare.]

[...] A Catholic, Elsa Morante was religious, although not in a conventional or orthodox sense. She had studied a lot of Indian philosophy—Hinduism, Buddhism and Sufism—and she did not believe in a divinity who was a single entity and was outside the universe. Instead, she believed in an incarnate god who manifested himself in the forces of nature. Her religiosity was more mystical and a bit idolatrous—for instance, she thought of Christ as a sort of rebellious youth, an idea that also greatly influenced Pasolini. Basically, she embraced all religions.
Later, Elsa was very influenced by Simone Weil. One could not, she felt, live without religion—the kind of religion that was altruistic and a help to others. Art, too, that was born from this desire to be useful was a form of religion. In Without the Comfort of Religion, her work in progress, she planned for the main character to solve the religion problem by becoming a poet. Italy, she also added in her notes for the novel, was the country that was the least religious in the world; the Italians could be a great people in moments of misery, but when they became fortunate they lost their direction. [...]

Lily Tuck, Woman of Roma. A Life of Elsa Morante, HarperCollins, New York 2008, p. 135.

[A chiudere un mese di giugno “movimentato” e allo stesso tempo parecchio “a cavolo”, un vecchio brano dei Van Halen, che mi riporta anche alla mia prima visita a Torino (a marzo o aprile dell’86, a bordo di un pullman da Bologna organizzato dal professore di fisichetta 1, destinazione l’istituto Galileo Ferraris e altri centri di ricerca, più passaggio finale alla reggia di Venaria Reale) e alla musica che all’epoca ascoltavo sul walkman.]

Giornata faticosa, con tanti impegni in vista e tante pratiche ancora da sbrigare, ma dal primissimo mattino non vedo l’ora che arrivi la mezzanotte, per salire su quel treno che alle sette di domani dovrebbe scaricarmi a Torino, destinazione Lingotto, alle 9.30, per l’assemblea dei “piombini democratici”, e cercare di farmi dal vivo un’idea migliore di tutto quello che si sta muovendo – sottotraccia e non – in area Pd (seguire alcuni degli ultimi link delle spigolature per capire di che si tratta). E con la speranza di tornarne carico di speranze, più qualche certezza. E spero – ma qui ho in pratica già la certezza – di non essere il solo.

Tuona di fuori, tra un po’ arriva forse un temporale, torna a piovere dopo una tregua di appena un giorno e una mattinata con uno di quei soli aspri e dispettosi che a tutto fanno pensare meno che il tempo sia ristabilito. Tuona pure da altre parti, in questi giorni, e il rischio di rovesci e anche violente grandinate è più forte che mai, checché se ne scriva o dica o pensi. No, il barometro proprio non indica bel tempo. Ma magari è un bene: troppo sole dà – e sicuramente a più di qualcuno ha dato – alla testa. Meglio allora il temporale, rigenerante, e poi tornare a godere e meditare la leopardiana quiete dopo la tempesta.

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