in corsa a Montorio al Vomano (TE), 8 novembre 2009

Vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino si fanno alla fine tante cose, da un punto di vista strettamente personale, che forse sarebbe stato opportuno fare già allora. Del tipo: militare, sia pur timidamente, in un partito politico; oppure correre gare amatoriali – un po’ meno timidamente, se possibile, e con spirito allo stesso tempo un po’ più collettivo e competitivo – nell’ambito di un gruppo sportivo (come, ultimo in ordine di tempo, ieri, al terzo Trofeo tre colli di Montorio al Vomano, di cui la foto sopra mi ritrae in una fase della gara, verso la fine del secondo giro). E, sempre vent’anni dopo, si apprezzano tante cose che forse allora si erano trascurate. Come quella che segue, annunciata l’altro ieri.
(continua…)

terza pagina del «Corriere della Sera» dell’8 novembre 1989

Frugando tra i ritagli – in realtà, il più delle volte, pagine intere – dei giornali di vent’anni fa, per riandare un po’ a quei tempi in vista dello storico ventennale della caduta del Muro di Berlino, dopodomani (al riguardo, l’ultima newsletter di Radio3 Fahrenheit annuncia: «Lunedì dalle 15,00 alle 18,00 in diretta dalla Sala B di Via Asiago, puntata speciale di Radio3 Mondo in collaborazione con Fahrenheit. ‘Muri – il mondo vent’anni dopo’ partirà dalla rievocazione di quel 9 novembre 1989 per poi approfondire con moltissimi ospiti internazionali gli effetti e le speranze generate ‘al di là’ e ‘al di qua’ del muro, la cronaca vista attraverso i principali commenti della stampa estera, fino ai muri di oggi, gli ‘altri’ muri, visibili e invisibili. Il programma, condotto da Marino Sinibaldi e dalle quattro voci storiche di Radio3 Mondo Stefano Cingolani, Emanuele Giordana, Anna Maria Giordano e Luigi Spinola, si avvale di moltissimi ospiti: il Presidente della Rai Paolo Garimberti (all’epoca corrispondente da Mosca), gli scrittori Mircea Butcovan, Anilda Ibrahimi, Eraldo Affinati, i giornalisti Lucio Caracciolo, Michael Brown, Frederika Randall, Giovanni De Mauro, lo storico Lucio Villari e molti altri ancora»), mi ritrovo tra le mani un ricco e variegato assortimento di testimonianze dell’epoca e in qualche modo rivivo – a tratti con un pizzico di nostalgia, ma più spesso rammarico e delusione per le pieghe men che esemplari, in molti casi, successivamente prese dagli eventi – quel periodo in cui, studente a Bologna, per la prima volta mi appassionavo seriamente alla lettura di quotidiani e riviste, così come alle vicende del mondo, in quei giorni e da quei giorni in vorticosa accelerazione e mutazione (sì da poter condividere senza riserve il finale di un pezzo di Alberoni sul «Corriere della Sera» del 20 novembre 1989: «Le trasformazioni che i movimenti in atto stanno imprimendo alla società europea produrranno un cambiamento delle stesse dimensioni e della stessa profondità di una guerra. Come dopo la guerra 1915-1918 o dopo la seconda guerra mondiale, nulla sarà più come prima»). E sarà lo specchio deformante dell’età, sarà altro, trovo che questi giornali erano allora forse più belli e coinvolgenti, pur nel loro rigoroso bianco e nero e una certa generale austerità, o magari proprio per questo. Che piacere, poi, riscoprire alcuni dei primi supplementi – come «Mercurio» della «Repubblica» – o che c’erano ancora quotidiani – come il «Corriere», per esempio – con la terza pagina dedicata alla cultura. E che supplementi e che terze pagine! Mi verrebbe quasi da dire «Che bei tempi che erano!», ma chiaramente sbaglierei, perché c’era anche molto che non andava. Comunque, più di un assaggio di quello che si diceva e scriveva allora – e che io mi ritagliavo – voglio qua e là riproporlo. E probabilmente comincerò (dopodomani, credo, ché domani si corre), proprio da un pezzo di terza pagina: quella della foto in alto, dal «Corriere» dell’8 novembre 1989.

Cade a pennello, oggi, la Word of the day dal Ragazzini 2010:

to strive (pass. strove, p. p. striven),
v. i.

1
sforzarsi; fare sforzi; ingegnarsi: They strove hard to win, fecero ogni sforzo per vincere
2
battersi; lottare; combattere: to s. against oppression, battersi contro l’oppressione
to s. after (o for) st., cercare di ottenere qc.; sforzarsi di ottenere qc. □ to s. over st., disputare, litigare per qc. □ (arc.) to s. with sb., battersi (con le armi) con q.

Come cade sempre a pennello Bauman, di cui completo la citazione introdotta ieri:

[...] Uno dei fattori che rendono difficile impegnarsi di più è la natura stessa dell’ordo amoris: quest’ultimo in cambio della felicità che ci offre chiede un prezzo. Tale prezzo si paga spesso sotto forma di compromesso, ma a volte di sacrifico di sé unilaterale, non reciproco; secondo la concisa espressione di Fromm, «amore è soprattutto ‘dare’ e non ricevere». Entrambi i tipi di prezzo possono comportare la prospettiva di ridurre l’ampiezza e l’intensità della felicità: idea che non tutti saranno sempre facilmente disposti ad accettare. Se l’amore è, per sua stessa natura, una tendenza a unirsi agli oggetti di amore (una persona, un gruppo di persone, una causa) nella loro lotta per la realizzazione, e a sostenerli in tale lotta, a promuovere tale lotta e benedire i contendenti, allora «amare» significa essere disposti ad abbandonare la cura di sé in favore dell’oggetto d’amore, a fare della propria felicità un riflesso, un effetto collaterale della felicità di questo soggetto – e per lo stesso motivo (facendo eco, duemila anni dopo, a Lucano) un darsi «in ostaggio al fato». Amando cerchiamo di trasformare il fato in destino; ma seguendo le esigenze dell’amore – la logica dell’ordo amoris – rendiamo il nostro destino ostaggio di quel fato. Le due tendenze, apparentemente in conflitto, sono in realtà gemelli siamesi, e non si possono separare.
È per questo motivo che oggi l’amore tende a essere sia desiderato che temuto. Ed è per lo stesso motivo che l’idea di impegno (verso un’altra persona, un gruppo di persone, una causa), soprattutto se incondizionato e indefinito, ha perso popolarità; a detrimento di coloro che vi rinunciano, perché l’amore, e l’abbandono di sé e l’impegno verso l’Altro, che sono la sostanza stessa dell’amore, creano il solo spazio in cui sia possibile affrontare seriamente la complessa dialettica di destino e fato. [...]

Zygmunt Bauman, L’arte della vita, traduzione di Marco Cupellaro, Laterza, Roma-Bari 2009, p. 52.

[Ricevo e, anche se per oggi avevo già in mente di postare altro (nello specifico, una citazione da L’arte della vita di Zygmunt Bauman, che inizia così: «[...] noi facciamo una differenza, ma non possiamo essere sicuri di quale sia questa differenza. Qualsiasi cosa facciamo, o evitiamo di fare, farà una differenza: non possiamo evitarlo. Possiamo soltanto desiderare, e tentare, di sapere in anticipo che tipo di differenza probabilmente faremo. Tentiamo, certo, anche se non sempre con tutto l’impegno che potremmo metterci. Che cosa ci impedisce di mettercene di più?»), subito diffondo questa presentazione PowerPoint.]

what I want, what I need

Sopra un esempio di “what I want, what I need”, ossia la mia amata terra picena, fresca di semina. Sotto, invece, un caso di “what I don’t want, what I don’t need”, vale a dire alcune delle tante buste residuali dell’acquisto dei troppi libri (uno dei motivi per cui, presto o tardi, finirò per convertirmi a e-book ed e-reader, che per ora restano fuori dalla categoria del “what I want, what I need”, superati da altre priorità e necessità).

what I don't want, what I don't need

[Un buon terzetto di libri, incontrati più o meno per caso ma subito impostisi alla mia attenzione, si candida a tenermi autorevole e preziosa compagnia nei ritagli di tempo di questo autunno: dopo il già pluri-citato Autobiografia di una repubblica di Guido Crainz, Che fine ha fatto il futuro? di Marc Augé e, da due giorni, frutto di un giro in un Ipercoop, Sillabario dei tempi tristi di Ilvo Diamanti. Cito dalla premessa di quest’ultimo, che mi affascina in modo speciale: per il riferimento alla “tristezza”, certo, con cui posso dire di aver (avuto, almeno) anch’io assidua frequentazione, ora dolendomene, ora invece accettandola e anzi coltivandola, anch’io, per l’appunto, come “un’amica preziosa”; ma anche per altro, molto altro, chiaramente.]

[...] in questi scritti io sono proprio Io. Spogliato delle (auto)difese scientifiche. Dalla pretesa – più o meno fondata e possibile – di essere rigoroso e distaccato. Visto che l’elemento di (auto)analisi, in questo caso, sono apertamente ed esplicitamente – principalmente, se non solamente – io. Insieme al mio mondo. Alle mie relazioni con il mondo, con gli altri, con la politica, con la società. Sono gli scritti dove trova spazio – anzi: enfasi – il mio banale quotidiano. [...] Senza nascondere i miei stati d’animo. I miei sentimenti.
Per questo non mi è stato facile (anche se mi ha aiutato) scrivere questi pezzi, a suo tempo. E non mi è facile, ora, proporli così. Insieme. In fila, seguendo un ordine (solo in apparenza) alfabetico. Offrirli – offrirmi – alla lettura degli altri. Perché significa esporsi, aprirsi, rivelarsi. Mentre a me piace vedere senza essere visto. Non per guardonismo, ma per coltivare l’illusione del distacco. Del disincanto affettivo. [...]
Ma, in effetti, alla fine, questo Sillabario l’ho voluto io. Proprio così. L’ho composto per me. Ne ho scelto perfino il titolo. [...] Anche il riferimento ai “tempi tristi”. Che può suggerire un giudizio di valore. Discutibile. Perché, in fondo, chi può stabilire se questi tempi siano o meno “tristi”. Ovviamente: chi li vive. Chi li attraversa e li valuta. In questo caso: io stesso. La tristezza dei tempi e del mondo che osservo riflette la “mia” tristezza. E la “mia” tristezza dipende e deriva dalla “mia” difficoltà ad accettare quel che mi avviene intorno. A capire e capirmi. [...]
Tuttavia (ci tengo a sottolinearlo in fondo a questa premessa), la tristezza non è un sentimento ostile. Ma può diventare un’amica preziosa, se la frequenti con prudenza e discrezione. Senza venirne travolto, più che coinvolto. Coltivata con misura. Accostata alla “giusta distanza”. La tristezza, Mi aiuta a vivere. A essere meno triste. [...]

Ilvo Diamanti, Sillabario dei tempi tristi, Feltrinelli, 1a ed. Serie Bianca, Milano 2009, pp. 11-13.

Quest’anno, dopo tanto, il regalo di una bellissima giornata, dai caldi colori autunnali. Qualche scatto con il telefonino, a Montegallo, parco dei Sibillini, ai piedi del Vettore.

È stata una faticaccia ieri, mentale e anche fisica (saltati letteralmente pranzo e cena; mangiato giusto un kebab quasi a mezzanotte), non c’è che dire. Allo stesso tempo, che energia e che gioia, fare lo scrutatore volontario nell’unico seggio del comune (e di quello vicino), un neofita quarantenne tra due veterane ventenni, quasi senza tregua da poco meno delle sette a poco dopo le ventidue, con la vista di tanti volti che rincuorano e alimentano anzi fiducia (più che compensando anche la mancanza di chi invece non ha ritenuto degno partecipare, soprattutto trenta-quarantenni, ahinoi), dall’inizio alla fine in uno stato di lucida semi-trance. Risultato: 555 schede debitamente vidimate e, con debita e precisa ricevuta, consegnate ad altrettanti votanti, debitamente e alacremente registrati, senza intoppi. (Risultati nazionale: Bersani 256; Franceschini 177; Marino 95; bianche 26; nulle 1. Risultati regionale, con candidato segretario unico – Ucchielli – e giochi locali: Bersani 169; Franceschini 224; Marino 72; Partecipazione democratica 73; bianche 12; nulle 5.) Ora, però, per qualche giorno/settimana niente politica, ma solo lavoro o al più svago. Poi, se ne riparlerà.

luci e ombre 2

[E per restare in tema di “giuste cose sbagliate”, eccone subito una che mi accingo a fare a breve: rindossare l’abito del piccolo “kamikaze” elettronico e, rispolverando la vecchia e cara email, l’unica “arma” a me congeniale, provare a convincere qualche amica e amico del posto perché domenica vadano a votare alle primarie del PD, scegliendo se possibile Marino. Va da sé che, riproducendo sotto la bozza di messaggio che ho appena stilato, integrandola con i Tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino redatti dai volontari di scelgomarino, invito a fare altrettanto a voi, (e)lettrici e (e)lettori di passaggio su questo blog.]

Cara amica, caro amico,

forse ti stupirai di questo mio messaggio. Ma da inizio luglio, cioè da quando ha preso il via la campagna per le primarie del Partito Democratico, e soprattutto è stata ufficializzata la candidatura a segretario del chirurgo e senatore Ignazio Marino, di cui condivido appieno l’approccio alla vita pubblica e le linee programmatiche (la laicità come metodo; i sì e i no chiari e netti; il discorso dell’apertura, del coraggio, del merito, della protezione, della libertà; nell’ambito del partito, la contendibilità, le primarie sempre, per permettere all’elettore di scegliere, e poi le “doparie”, per la verifica; e in generale l’accento posto sul ruolo prioritario delle persone e il bisogno di sentirle e di coinvolgerle, per far “vivere il PD e cambiare l’Italia”, ridando altresì valore a un’idea di futuro, senza essere più schiacciati su un eterno e soffocante presente), ho sentito forte il bisogno di coinvolgermi anch’io, pur nel mio piccolo, nella realtà politica locale.

Dopo essere stato per anni parecchio in disparte, e aver anzi guardato con disincanto se non disgusto al succedersi degli eventi, in questa occasione ho deciso che è arrivato il momento di cominciare a partecipare un po’ più da vicino alla vita pubblica del nostro comune, della nostra città, del nostro Paese. Ritengo infatti che la situazione così com’è, a livello nazionale ma anche locale, sia poco o per niente soddisfacente, e che sia dunque necessario impegnarsi, ognuno secondo le sue possibilità, per cercare di produrre un cambio di direzione, per ridare speranza e fiducia a tanta parte della popolazione e, soprattutto, creare le condizioni perché le generazioni successive alla nostra abbiano davanti a sé un mondo ancora vivibile, da ogni punto di vista, e non debbano esprimere su di noi un giudizio pesantemente negativo.

In questo spirito mi sono così iscritto al circolo PD di Folignano e in particolare ho deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino nelle primarie interne, che hanno visto superare felicemente la soglia di sbarramento nazionale del 5% (a livello di circolo la mozione Marino ha invece sfiorato il 10%, mentre in tutta la provincia di Ascoli Piceno ha ottenuto l’11,35% e ad Ascoli città ha sorprendentemente raggiunto il 22%).

Ora, domenica 25 ottobre, c’è il banco di prova finale – ma anche quello più importante e veritiero – delle primarie aperte pure ai non iscritti. Spero che in tale occasione vorrai anche tu, se sei già elettrice/elettore o simpatizzante del Partito Democratico, esprimere il tuo libero voto. Nell’occasione, sarei in particolare lieto di averti tra i sostenitori di Ignazio Marino, per poi magari portare avanti e approfondire un percorso comune. Sotto sono elencati tre ottimi motivi per cui ti invito a farlo.

Sperando di farti cosa gradita, ti ricordo inoltre che puoi trovare qui i dati del tuo seggio e che può votare chiunque abbia almeno 16 anni e sia: cittadino italiano, cittadino europeo con residenza in Italia, o cittadino di un altro paese con permesso di soggiorno in Italia. Per votare basta un documento d’identità e la tessera elettorale. Per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento. Per tutti è indispensabile versare un contributo minimo di 2 euro, per aiutare a sostenere l’iniziativa.

Le schede sono due: una di colore azzurro per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, un’altra di colore rosa per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Regionale. Sceglierai il tuo Segretario tracciando un unico segno su una delle liste dei candidati a esso collegati.

Il 25 ottobre 2009 scegli tu il segretario del PD. Fai vedere che ci tieni: partecipa e fai partecipare.

E per chiudere con lo slogan di Ignazio Marino: “Vivi il PD, cambia l’Italia”.

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Ecco tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino alle primarie del Partito Democratico. Leggili e capirai perchè sempre più persone seguono con interesse la sua candidatura.

1.      Voto Marino perchè è uno che finalmente ha il coraggio di dire chiaro e forte tre semplici verità:

- la meritocrazia è di sinistra

- il rigore morale è di sinistra

- una società che crea uguali opportunità è di sinistra.

2.      Voto Marino a segretario nazionale del PD

- Perché L’UNICA CORRENTE del PD è quella dei CIRCOLI DI BASE.

- Perché la LAICITÀ è un METODO.

- Perché NO al NUCLEARE.

- Perché il MERITO mi permette di avere un medico scelto sulla base del SUO CURRICULUM e NON per SIMPATIA di un politico.

- Perché la pubblica amministrazione sia VALUTATA da un ente esterno e certifichi il suo operato alla collettività.

- Perché ci sia BANDA LARGA per tutti.

- Perché ci siano DIRITTI per TUTTI e non per qualcuno.

- Perché PRIMARIE SEMPRE.

- Perché al primo posto LE PERSONE e poi il resto.

- Perché ci sono mille ragioni per VOTARE MARINO.

3.      Voto Ignazio Marino perché non propone un “suo” PD, ma un PD fatto da me e da te.

Se a questo punto sei già convinto e vuoi aiutare la campagna di Ignazio Marino, clicca qui per iscriverti al sito dei volontari. Puoi anche vedere dove sono i volontari vicini a te, e contattarli, sulla mappa.

Se invece vuoi ancora saperne di più, puoi guardare i video dove parla di salute, no al nucleare, partecipazione e altro; oppure puoi leggere le 5 parole per cambiare l’Italia o il suo programma.

In ogni caso, ricorda che le primarie del 25 ottobre sono fondamentali per l’Italia: comunque la pensi, il futuro dell’opposizione a Berlusconi e della sinistra italiana si decide quel giorno. Non mancare!

Tre ottimi motivi per votare Ignazio Marino è un’iniziativa dei volontari di scelgomarino:
www.scelgomarino.info

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